staff | | agenda   business | focus on | special reports | analysis |  
 
 
   
   
     
   
   
   
   
  SPECIAL REPORTS
 
 
I PARADISI DELLO SHOPPING ACCENDONO IL CUORE DELLE CITTA'
I cinesi vogliono comprare di tutto e di più. I negozi si moltiplicano grazie a un commercio >>
 
ME GENERATION:
IL TRIONFO DEI CONSUMI
Sono 300 milioni: trentenni rampanti, istruiti e ricchi. Dalla vita si aspettano tutto >>
 
china consultant
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Approfondimento
 

ME GENERATION: IL TRIONFO DEI CONSUMI

Sono 300 milioni: trentenni rampanti, istruiti e ricchi. Dalla vita si aspettano tutto. Dal mercato pretendono di più

Mamma e papà? Sono giovani, attivi e ancora nel pieno delle forze… L’amore? Un piacere intercambiabile e senza crucci eccessivi…Gli amici? Un’occasione per uscire e festeggiare. I ragazzi della “me generation" – in Cina sono a oggi già 300 milioni e tra meno di dieci supereranno la soglia dei 500 milioni – possono ben pensare solo a se stessi e al proprio portafoglio. Nati a cavallo degli anni ’80, all’incirca 30 anni, tutti usciti dalle migliori università cinesi o al di là del Pacifico, vivono all’insegna dell’ottimismo, facendo proprio il motto “lavora sodo, ma divertiti di più”. Non amano ancora le responsabilità, ma, quando sarà il momento, c’è da star sicuri che se le assumeranno. Perché di fronte a loro ci sono fulgide prospettive di carriera. Di solito, appena usciti dalla scuola, si piazzano fin da subito con incarichi di responsabilità nelle imprese rampanti che fioriscono nelle città della costa meridionale, prime fra tutte Shanghai, Beijing, Canton. E dopo giornate piene di impegni, possono ben concedersi ricche serate al ristorante o al pub, al cinema o in discoteca. Una cena in famiglia? Ipotesi pressoché inaudita. Gli esponenti della “me generation” a casa ci vanno solo per un rapido cambio d’abito o per qualche sempre più risicata ora di riposo. Le più ghiotte occasioni passano oggi tra le loro mani. Ed è ovvio che a loro, divoratori di novità, debbano mirare le strategie di marketing e di vendita con le maggiori prospettive di successo.

I nuovi capitalisti
Solo ieri bambini circondati di attenzioni, oggi intrepidi manager, questi giovani, instancabili, adulti  sono i figli dei figli della Rivoluzione culturale: coppie che oggi hanno superato di poco la cinquantina, tuttora forti delle proprie competenze acquisite all’università e nella professione. Sono loro che, appena smessa la divisa azzurra e archiviata l’esperienza nelle comuni, hanno potuto e voluto offrire all’unico pargolo loro concesso le opportunità migliori: lezioni private, scuole esclusive, soggiorni all’estero e soldi, tanti soldi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una classe emergente, dotata di raro dinamismo, inossidabile e appagata, che non riesce nemmeno a concepire l’ipotesi di un ridimensionamento, men che meno di una sconfitta. E’ l’élite che viaggia, ha viaggiato e viaggerà instancabilmente per il mondo, senza alcuna restrizione; ma che non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi di un trasferimento permanente. L’avanguardia di quella che presto sarà l’intera nuova Cina: una testa di ponte protesa verso l’economia globalizzata.

Serate brillanti e shopping selvaggio
Nel paese la scelta politica è limitata a otto correnti di un unico pensiero. Ma la circostanza pare non inquietare nessuno, nel generale tripudio delle carte di credito e nello slancio capitalistico indiscusso: “La politica? – fa spallucce Maria Zhang, 27 anni, stimata manager in uno dei club più esclusivi di Shanghai – In ogni caso non dipende da noi. Non è affar nostro. Tanto vale non preoccuparsene”. La vera sfida, l’autentico appagamento, sta nei consumi. “Noi di desideri ne abbiamo molti di più dei nostri genitori, che hanno vissuto solo e soltanto per vederci crescere tra tutte le comodità – ammette Maria senza vergogna – ma la cosa, a ben vedere, è naturale: più si guarda, più si assaggia, più si prova… più si chiede, agli altri e anche a se stessi.”

Grandi orecchini ad anello, trucco audace, ma curatissimo, una deliziosa giacchetta di velluto a metterne in risalto la corporatura sottile e armoniosa, Maria è in compagnia di amici a un tavolo di un celebre ristorante in downtown, particolarmente apprezzato per il pesce. Sta piluccando bocconcini scelti da un enorme vassoio di golosità: cernia in crosta, gamberetti alle spezie, vongole in agrodolce. E intanto esalta concitata le attrattive dell’ultimo resort appena scoperto nella east coast tailandese: acque profonde fatte apposta per i tuffi e una concentrazione di cinesi in relax, così da non doversi neppure preoccupare della lingua quando si tratta di imbastire relazioni amichevoli, ma anche professionali. Al suo fianco c’è Vicky Yang, qualificata giurista in uno studio legale cittadino. China sul suo lap top, è impegnatissima in un fitto scambio di e-mail, con la ferma intenzione di chiudere un progetto di consulenza nella stessa notte. E poi, poco più in là, ecco Chen, account executive in un’agenzia pubblicitaria. E’ ancora elettrizzato per aver ricevuto nel giro di una sola settimana sei diverse carte di credito, ciascuna con un massimale di 10 mila yuan; e per essersi conseguentemente ritrovato nel portafoglio 60 mila yuan più del previsto. Ovvio che per lui spendere non sia un problema. Come non lo è affatto per il resto della comitiva.

Voglia di lusso
Vacanze all’estero in occasione di Halloween e del Natale; animali da compagnia delle razze più esclusive, nuovi iPods, Nintendo d’avanguardia, Nike sempre più “tecniche” e sfavillanti, snowboard all’ultimo urlo della moda. Il lusso impera ovunque tra chi non ha alcun timore del domani. Tra i giovani cinesi professional non è raro neppure chi, appena avute notizie sull’ultimo sport di moda, e prima ancora di sapere se poi in effetti ci si cimenterà, ne acquista tutto l’occorrente a praticarlo, preferendo ovviamente gli articoli di fascia e prezzo più elevati. In ogni caso, e comunque vada, lasciata come per negligenza in qualche angolo di casa, l’attrezzatura non mancherà di fare la sua figura davanti a eventuali ospiti e di portare ulteriore lustro al fortunato proprietario.

L’atteggiamento non cambia neppure di fronte alle vetture. Questa felice classe emergente sborsa una fortuna per i modelli più costosi delle marche più in vista. Gli acquisti proseguono incessanti al ritmo di mille al giorno. Non è un caso se oggi nel pur caotico traffico della sola Beijing si possono ammirare tre milioni di automobili fresche di concessionario e se nel già considerevole parco possono ben spiccare centinaia di migliaia di Bmw, Porsche e Ferrari.

Boom metropolitano
L’emblema più vistoso della crescita sono proprio le città. Sino a vent’anni fa grigi ricettacoli di catapecchie e spogli casermoni, oggi scintillanti metropoli mosse da grattacieli e illuminate da insegne multicolori. E’ come se recassero ben impresso addosso il sigillo dell’ottimismo dei loro abitanti, la loro fiducia in un domani sempre migliore. Il boom dell’edilizia prosegue ininterrotto dal 1993: 18 anni di crescita imponente che ha cambiato il volto di tutti i centri abitati della costa, soprattutto meridionale. “Chiudi gli occhi un momento e quando li riapri ti si para davanti una nuova casa in costruzione”, afferma Wang Shi, 54 anni. Commerciante più che soddisfatto, Wang aveva deciso, una quindicina di anni fa e solo per diversificare i propri investimenti, di reimpiegare parte delle proprie fortune in complessi abitativi. E’ stata l’inaspettata moltiplicazione delle entrate che lo ha convinto a impiantare un’apposita compagnia immobiliare: la Vanke, che ora conta cantieri in 20 città cinesi. Di pari passo con le case si moltiplicano i quartieri e poi i centri urbani. “Tutto prende velocità pazzesche – conferma entusiasta Wang – il tempo di una notte ed è già cresciuta una nuova città”.

L’ossessione delle banconote
Pare che proprio in Cina, nel 600 dopo Cristo, abbia visto la luce la prima banconota. E sempre qui probabilmente sarà scambiata l’ultima. A dispetto della recente liberalizzazione del settore bancario e degli oltre 50 milioni di carte di credito emesse negli ultimi anni, in Cina i valori su carta trovano ancora un’impressionante diffusione. Gli stipendi vengono tuttora corrisposti in fruscianti rotoli di yuan multicolori. Non diversamente le auto e persino le abitazioni vengono acquistati rovesciando sul tavolo della transazione cascate di denaro cash. E infatti i debiti dovuti all’uso di carte di credito restano minimi: l’85 per cento dei detentori di carta di credito salda nell’arco del mese l’intero ammontare dell’esposizione. Lo stesso governo tende del resto a non incoraggiare le passività, ben attento com’è a porre rigide barriere alle ondate speculative. L’ancora scarso impiego di Amex, Visa e affini ha in ogni caso anche una ragione pratica: al momento sono accettate solo dal 4 per cento dei negozianti cinesi, preoccupati per l’ulteriore, possibile, erosione dei loro già magri margini di guadagno. E del resto l’ancor prospero commercio di falsi non potrebbe sopravvivere ai rigidi controlli imposti dalla carta di credito.

Di qui i fatti: il 50 per cento dei felici possessori di carte di credito non le usa affatto e coloro che lo fanno non azzardano mai complessivamente spese superiori ai mille dollari l’anno. La stessa somma che un occidentale brucia in una settimana. A dispetto della vertiginosa crescita a due cifre del proprio prodotto interno lordo, la Cina incide oggi per meno del 5 per cento sui consumi globali del mondo. Resta al momento ancora una terra di risparmio. Ma, appunto, solo al momento. C’è chi stima che già tra dieci anni i profitti legati all’impiego di carte di credito potranno lievitare sino al miliardo e 600 milioni di dollari. Anche in questo campo le abitudini stanno cambiando a ritmi vorticosi. Tanto più allettanti le chance per gli investitori.

(Gennaio, 2008)