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CIFRE E TREND

Con la sua crescita annuale pari al 18 per cento, la produzione di imballi punta decisa verso il raddoppio in un quinquennio.

Export da record

Estrusori, soffiatrici, etichettatrici, sigillatrici, sterilizzatori, riempitici, chiuditrici e tutta l’imponente filiera delle macchine automatiche per l’imballaggio e il confezionamento non hanno fatto solo segnare un saldo attivo da record della bilancia commerciale per 2,7 miliardi di euro. Ma contribuiscono per oltre un quinto all’attivo della meccanica strumentale italiana.
Le ingenti movimentazioni – oltre la metà delle quali interessa derivati plastici, metallici e vetro fanno capo sia al fondamentale campo dei prodotti alimentari (ambito che impegna l’80,95 per cento dell’industria degli imballaggi italiani) sia ai cruciali comparti farmaceutico, cosmetico, chimico e del beverage.
Aree che sono del resto sempre più interrelate. Perché si fanno via via più numerosi coloro che decidono di diversifi - care e scelgono di rivolgersi a due, tre, quattro e anche a tutti e cinque i grandi circuiti di riferimento del packaging.

In Cina produzione in salita

Pur con le inevitabili fluttuazioni, le importazioni cinesi di macchine per imballaggio non possono che eccedere, e di molto, le esportazioni. I dati risalgono all’anno scorso: le prime hanno totalizzato 546,72 milioni di dollari contro i 201,41 milioni di dollari delle seconde. E se l’Europa, occidentale e orientale, resta la principale meta delle macchine per il confezionamento secondario, l’opinione di numerosi analisti è che tra meno di dieci anni la Cina sarà il secondo maggiore mercato di macchinari per imballaggio e packaging nel mondo, subito dopo gli USA e scavalcando la posizione del Giappone.
In un mercato dall’evoluzione repentina, i cambiamenti sono comunque in agguato. Con la sua crescita annuale pari al 18 per cento, anche la produzione cinese di imballi punta decisa verso un rapido raddoppio e si conferma in una dignitosa quindicesima posizione nel complessivo comparto manifatturiero.
Oggi la Cina conta più di undicimila imprese del settore.
Il fatturato complessivo è salito in vent’anni da meno di dieci miliardi di renminbi a 410. Una cifra destinata a crescere nel prossimo decennio sino a 600 miliardi di renminbi. Solo tra un paio d’anni e solo nell’area food il prodotto interno lordo dovrebbe attestarsi attorno ai 13 miliardi di euro contro una domanda del mercato pari a 200 miliardi.

Il vantaggio tecnologico occidentale

Gli impetuosi ritmi di sviluppo fanno tutt’uno con l’innovazione
dei relativi macchinari. Perché oggi le industrie risentono di profondi gap rispetto alle tecnologie occidentali: riescono a sfornare poco più della metà dei 4 mila tipi di diversi macchinari oggi in uso nel mondo. Grandi imprese cinesi come la Zhucheng Huaming Food Packaging Machinery Factory già si stanno affacciando in forza di accordi internazionali nell’agone mondiale.
Le concrete opportunità non devono dunque sfuggire né alle realtà europee di più ampie dimensioni, né a quelle di nicchia. Il loro futuro si gioca proprio dalla capacità di mantenere inalterato il vantaggio tecnologico e se possibile
di approfondire il gap.

A caccia dell'eccellenza

La sorte degli imballi è quello d’interpretare caratteri e trend dei consumi. E se in Cina si mangia e si beve meglio e di più, l’Italia non può che esportare in primo luogo macchine per l’imbottigliamento di bevande e di prodotti alimentari dissetanti.
Tutto marcando stretto i beni di lusso, le cui fortune fanno da volano alle macchine per l’imballaggio e per il confezionamento.
Il futuro del settore? Sta nel non accontentarsi di tenere dietro a un fenomeno, ma di anticiparlo, esaltando le eccellenze e le peculiarità proprie dell’Italian way of life; elementi di sempre maggior rilievo nel determinare il posizionamento sul mercato. Decisivo è il confronto con tutti i fattori produttivi che possono richiedere anche vistosi cambiamenti, ingaggiando una sfi da continua e senza esclusione di colpi con i competitor. La strategia sta già dando positivi risultati, se il carnet di ordini assicura lavoro per circa sei mesi a tutto il settore.
Ma non consente di abbassare la guardia in un mercato percorso da continue trasformazioni.

Competere per vincere

Un mercato più difficile è per forza di cose anche più esigente.
Comporta come logica conseguenza strategie più aggressive.
Le crescenti quotazioni dell’euro rispetto al dollaro e le stesse

politiche di contenimento degli imballi riduce i margini delle imprese specializzate. Tanto più interessante non solo vendere, ma anche produrre in una terra dove i costi dell’industria in generale e del lavoro in particolare risultano di un buon venti/trenta per cento più bassi rispetto agli standard occidentali.
La prospettiva è da valutare con attenzione anche alla luce delle possibilità di operare in sistemi integrati e dunque in più forte e stretta relazione con gli utenti finali. Ma il presupposto indispensabile è anche in Cina la costruzione di un clima di fiducia e collaborazione nonché un proficuo scambio di esperienze sui rispettivi mercati. Imprescindibili da questo punto di vista più attente procedure di controllo e più puntuali informazioni su origine e storia di ciascun prodotto.
Il primo imperativo per un settore a chiara vocazione tecnologica diventa la salvaguardia di marchi e brevetti e la tutela della proprietà intellettuale.
Un passaggio indispensabile per muoversi in un contesto di assoluta chiarezza e di fair competition in tutte le diverse categorie merceologiche. E, anche, uno scrupolo doveroso per chi si trova ad adottare politiche d’investimento sostenute in metodologie e macchinari d’avanguardia.

 

 

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