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Cina: la prossima frontiera della nautica italiana

Amano il lusso: ville confortevoli, gioielli, auto potenti, abiti d’alta moda. Tra i 300 mila cinesi HNWI-high net worth individuals, persone con un patrimonio netto superiore al milione di dollari statunitensi e che potrebbero ben permettersi fin da oggi un gigayacht– già in mille hanno già messo mano al portafoglio. Se i “ricchi hanno tutto, tranne le barche”, tanto più allettanti sono le prospettive di business per le imprese italiane del settore, quelle più apprezzate, in quanto portavoci indiscusse, con i loro impeccabili design, della classe e dell’eleganza “made in Italy”. Chiamati in causa i cantieri, ma, ancora prima, tutta la filiera produttiva del comparto: accessori e componenti, anche per motori e meccanica, motori e generatori, strumentazione elettronica e di bordo. E poi carrelli, alberi, vele e velerie, canoe, derive, gozzi e lance, porticcioli, attrezzature per la pesca, abbigliamento, servizi complementari… Insomma tutto il mondo che fa la nautica italiana e che la distingue nel panorama internazionale. Un mondo che in Cina può trovare occasioni di approvvigionamento, produzione e vendita, ma anche di contatti, incontri, progetti nuovi da imbastire o perfezionare. Essere oggi in quella terra fervida di affari è una chance unica per imporsi da protagonisti e garantirsi il massimo dei risultati.
Anche se il gusto cinese in fatto d’imbarcazioni da diporto è ancora in buona parte da costruire e da affinare, i tempi per un approdo in Cina sono maturi. Inequivocabili del resto i segnali di apertura. In mancanza di uno specifico know-how, Beijing ha già varato un piano governativo per aprire marine e distretti tecnologici che favoriscano, anche dal punto di vista fiscale, gli insediamenti stranieri. E le Olimpiadi del 2008 costituiscono un ottimo trampolino di lancio per tutte le operazioni.


Catamarani, fuoribordo, lobster e persino gigayacht trovano fin da oggi ottima accoglienza. Il comparto può anzi beneficiare di un vantaggio competitivo, prezioso da subito per assicurare una produzione dai costi ridotti almeno del trenta per cento rispetto alle medie europee. L’antico Catai, oggi Eldorado del business, rappresenta la strategica testa di ponte per rispondere alle richieste di un mercato quello asiatico con coefficienti di aumento superiori al trenta per cento annuo e destinato a raggiungere i dieci miliardi di euro entro il 2020. Perché la Cina si trova oggi al centro di una rete di interessi forti che attirano tutti i paesi dell’area: Corea, Vietnam, Thailandia, Malesia, Indonesia, Filippine, Singapore. Tutto senza dimenticare le opportunità rappresentate dallo stesso Giappone, la cui domanda è destinata anch’essa a crescere con andamento esponenziale.


Le opportunità di business della possente tigre asiatica vanno ben oltre alle sue domestiche capacità di assorbimento del prodotto. Il punto di forza su cui almeno nell’immediato è bene concentrarsi sono proprio le possibilità di approvvigionamento e le offerte produttive, incoraggiate da incentivi governativi agli insediamenti e da vantaggiosi trattamenti fiscali. Uno dei maggiori piani di sviluppo governativi sulla cantieristica riguarda, a Shanghai, il comune di Fengxian, la cui area industriale è votata a tutta la filiera della nautica: assemblaggio, componentistica, rimessaggio, ricerca e sviluppo, servizi per gli scambi commerciali, spedizioni. Ma il centro nevralgico dell’industria del comparto si attesta a Zhuhai, città costiera del sud, nella regione del Guangdong. E anche qui l’indotto conta su una privilegiata accoglienza e su spazi dedicati, concepiti e realizzati ad hoc. Altri cantieri sono poi attivi al nord, Qingdao e Dalian, per rivitalizzare anche le coste più fredde, ma comunque assai suggestive, del vasto paese. Già fin d’oggi la Cina si trova del resto tra i primi dieci produttori di superyacht con una lunghezza superiore ai 30 metri. Le società - ottanta nazionali e circa quaranta a capitale straniero - sono, almeno al momento, orientate all’esportazione. Un campo che ha finora dato risultati soddisfacenti, con vendite per oltre 61 milioni di dollari statunitensi messe a segno in Europa e negli States.



Se il mercato della nautica si muove deciso verso oriente, i giochi Olimpici del prossimo anno a Pechino agiscono sin d’oggi come sicuro catalizzatore d’interesse. Vivace attesa suscita già fin d’ora la regata velica in programma a Qingdao, che ha già peraltro ospitato due saloni nautici – le due edizioni, nel 2002 e nel 2003, del China International Marine Fair Sempre nell’importante centro della regione Shandong sono in pista altri 154 progetti, per un investimento totale di oltre 9 miliardi di dollari. Tutti sono stati appositamente concepiti per divenire fattori di deciso impulso del settore. Dopo aver già offerto spazi al China International Boat Show, anche Shanghai si prepara a fare la sua parte, ospitando per il 2010 il World Expo. Un evento cruciale che dà fiato agli affari e che spinge l’industria nautica verso un irreversibile sviluppo.



 “Costruisci marine e le navi attraccheranno”: questa la parola d’ordine con cui le autorità cinesi stanno trasformando l’attuale interesse per la nautica in vera e propria cultura. Come piacere di élite, lo yachting viene anzi considerato un punto di forza nella trasformazione di sia pur imponenti città in metropoli internazionali. Il comune di Fengxian, a sud di Shanghai, a sud est del delta del fiume Huanghe ha allestito una vera e propria “yacht city” sul bordo del fiume: si chiama Yanhui ed è a misura di centomila abitanti. Vanta un centro esibizioni, una zona turistica e un circuito di F1 per barche, nonché i classici impianti per gli sport d’acqua. L’Harbor City di Shanghai, già oggi caratterizzato da un esteso lago artificiale, ospita anch’esso uno yacht club. Lungo il lago naturale di Dianshan stanno invece sorgendo le dieci marine già previste per la città. Lungo il suggestivo arcipelago di Zhoushan



il governo municipale sta poi sviluppando un “centro per lo yachting”, capace di calamitare turisti di alto livello dalle aree circostanti. E una marina sorge anche nella nuova città di Nanqiao, a sud del fiume Jinhui, ricca di un’area forestale di nove chilometri quadrati e con una superficie d’acqua superiore ai sei. Ad animare i progetti un’idea di fondo: marine e yacht club chiamano a raccolta curiosi e appassionati, che a loro volta fanno da apripista per affinare un gusto, incoraggiare mode, promuovere una cultura.



A una navigazione senza ostacoli contribuiscono le innovazioni sul fronte normativo: una serie di misure che le autorità cinesi stanno ora perfezionando in vista della loro definitiva applicazione, in capo a pochi mesi. L’obiettivo è rendere la legislazione cinese più fluida alle richieste di mobilità internazionale. Intanto sono soprattutto i governi locali costieri che, nel tenace intento di promuovere lo yachting, si prodigano per coordinare le rispettive politiche e per abbattere le barriere con leggi ad hoc su registrazioni, controlli e rotte dei natanti, sulle patenti di guida e sul sistema di tassazione sulle importazioni. Del resto sono già stati approvati progetti per limitare e convogliare altrove l’oggi pesante traffico di natura commerciale. Lo scopo in questo caso è sgombrare la strada ai più veloci e nervosi modelli da diporto e contenere i tassi di inquinamento. Tutto nel quadro di un più ampio programma volto a riportare buona parte degli oltre 3 milioni di chilometri quadrati di coste, dei 90 mila chilometri quadrati di superficie lacustre, delle 6 mila e cinquecento isole ai loro originari connotati. La Cina fin da oggi offre ai turisti miriadi di suggestivi porti circondati dal verde e da limpide acque.

 

 
 
 
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