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CINA UN PAESE "A CORRENTE ALTERNATA"
Per garantire
uno sviluppo uniforme, le risorse energetiche devono
risultare equamente ripartite
Le fonti non mancano;
l’imperativo è ora quello di rendere l’energia un bene
ovunque disponibile in Cina. E se le coste progredite del
sud-est sono
impeccabilmente servite, la situazione nell’interno è assai
meno lineare. L’imperativo oggi è proprio correggere le
disparità, che sono all’origine dei più vistosi squilibri
tra le diverse regioni. Così
da consentire ovunque l’attestarsi di imprese che possano
generare e consolidare una più diffusa ricchezza.
Perché l’efficienza energetica è un paradigma del livello di
sviluppo, capace di dare la misura del progresso tecnologico
e della stessa produttività delle diverse aree. La cifra
dell’uniforme e robusta espansione del Paese.
I
programmi di garantire più diffusi e uniformi
approvvigionamenti fanno tutt’uno con la volontà di favorire
la collocazione delle industrie anche nell’entroterra. Ma il
loro merito è anche quello d’introdurre incisive politiche
di risparmio, che possano agire sui fattori di maggior
inquinamento e migliorare l’ecosistema. Tutto nell’intento
di migliorare le complessive prestazioni nazionali e di
sdoganare il paese dall’eccessiva dipendenza da fonti non
rinnovabili, come il carbone, che a tutt’oggi resta la
principale risorsa del paese.
Parola
d’ordine: risparmio
La maggior parte degli
economisti cinesi è solita valutare i livelli di efficienza
e risparmio energetici rifacendosi a parametri
internazionali. Ma è pur vero che oggi come oggi è troppo
presto per equiparare un’economia emergente come quella
cinese al resto del mondo sviluppato. Non mancano tuttavia
sin da oggi possibili percorsi di soluzione. Proprio nelle
disparità di efficienza energetica tra area e area si
possono anzi rilevare le potenzialità di risparmio che la
Cina potrà realizzare, quando il suo veloce processo di
sviluppo economico e tecnologico si sarà assestato.
Le
diverse regioni della Cina sono peraltro pronte alla sfida
della completa integrazione,
che le renderà più appetibili alle imprese. Già fin
d’ora condividono il medesimo sistema sociale ed economico:
uguali le procedure, il sistema monetario, finanziario e
fiscale e tutte le politiche macroeconomiche. Quanto alle
residue reciproche barriere – di carattere tecnologico,
tariffario, doganale o relative al trattamento della
manodopera –, si stanno sgretolando a poco a poco. La Cina
nel suo complesso è ben decisa a padroneggiare il know-how
tecnologico più avanzato e soprattutto a garantirne una
omogenea diffusione sul suo intero territorio.
Verso il punto
di equilibrio
Se l’efficienza energetica è
definita dal differenziale di energia in entrata e in
uscita, la sua natura è comunque duplice: economica, quando
il suo risultato è di tipo produttivo; tecnica, quando
attiene alla trasformazione di una materia prima in
elettricità. Considerate le tre macroaree in cui la Cina è
amministrativamente divisa – est, centro e ovest – un
progressivo declino di efficienza energetica si registra da
est verso ovest. Il divario tra Cina centrale e orientale si
riduce dai 203, 91 yuan per tonnellata di carbone impiegata
del 2000, ai 48, 24 yuan del 2004. Più vistoso, ma anch’esso
in via di ridimensionamento, il dislivello tra ovest ed est,
con uno stacco di 990, 1 yuan per tonnellata di carbone
impiegata nel 2000, passato a 529, 98 yuan quattro anni
dopo.
In
termini di consumi aggregati è Shanghai oggi la regione con
i più elevati tassi di efficienza energetica. Un primato
strappato solo da un paio di anni a Fujian, che comunque
vanta le migliori prestazioni sul fronte del commercio e dei
servizi, mentre la palma in fatto di high-tech e di
produzioni sofisticate va
alla regione Guangxi.
Le
potenzialità di risparmio energetico sono peraltro
inversamente proporzionali all’efficienza. Sotto il 40 per
cento le nove regioni oggi al vertice delle capacità
produttive: Fujian, Guangdong, Zhejiang, Jiangsu, Jiangxi,
Shanghai, Shandong, Yunnan e Hunan. Tra il 40 e il 60 per
cento le dieci regioni con resa energetica media:
Heilongjiang, Henan, Guangxi, Hubei, Anhui, Chongqing,
Sichuan, Hainan, Tianjin e Beijing. Sopra il 60 per cento le
11 province attualmente ai livelli più bassi: Ningxia,
Shanxi, Mongolia centrale, Guizhou, Qinghai, Gansu,
Xinjiang, Hebei, Shaanxi, Jilin e Liaoning.
Con
l’efficienza, lo sviluppo
Là dove il prodotto interno lordo è più elevato, e i redditi
pro-capite più cospicui – le zone costiere e fluviali del
ricco sudest – le reti energetiche risultano già oggi
diffuse e le forniture continue. Per elevare gli standard
delle regioni interne, diventano imprescindibili severe
politiche di risparmio, fondate su tecnologie avanzate e
impianti innovativi, dai consumi ridotti. E mirate a una
produzione ad alto valore aggiunto o specializzata
nell’high-tech. Tutte da ripensare anche le fonti di
energia, da diversificare, ripulire e sfruttare, al massimo
delle loro potenzialità. Sono passi che la Cina del centro e
dell’ovest sta già muovendo e che dovranno dare rapidi
frutti. L’industria sarà la prima a guadagnarci, ma presto
ne beneficeranno anche altri settori. Per esempio il
commercio e il turismo, fattori non secondari di progresso
per tutti i territori interni del paese.
Con innegabili benefici per tutti gli investitori.
(Novembre 2007
©)
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