|
LA STAGIONE DELL'ARMONIA
La Cina
verso
una più equa distribuzione della ricchezza
Consolidata la propria ricchezza, la Cina mira ora ad
affermare la sua leadership mondiale. Dopo cinque anni di
crescita ininterrotta a ritmi del dieci per cento,
l’economia cinese registra oggi il pur prevedibile
assestamento degli indici di aumento al 9,5 per cento. Ma,
complici anche gli eccessi di liquidità mondiale, si prepara
a un 2008 di nuovi incrementi a due cifre, ben al di sopra
delle medie statunitensi ed europee. E soprattutto si fa
beffe del crollo che alcuni osservatori avevano ipotizzato.
Con la sua inflazione ben ancorata all’1,3 per cento, la
Cina si conferma fondamentale attore economico
internazionale e si avvia a programmare una stagione di
riforme che dovranno nelle intenzioni del Governo,
consentire di affrontare e risolvere i problemi di
sostenibilità, e cioè le tuttora persistenti disparità
sociali e l’inquinamento dell’ambiente. Sempre più atteso
ora anche un apprezzamento della moneta. Il renminbi dovrà
rivalutarsi sotto la forte pressione di un surplus negli
scambi con l’estero pari a 160 miliardi di dollari
statunitensi e di un accumulo di riserve commerciali di un
miliardo di miliardi di dollari. A sei anni dal suo ingresso
nell’Organizzazione mondiale per il commercio – quando il
prodotto interno lordo conobbe una sbalorditiva crescita del
70 per cento – la Cina resta così, con un
prodotto interno lordo
attestato sui 2,5 miliardi di miliardi di dollari, la quarta
economia del mondo, dopo Stati Uniti, Giappone e Germania.
Privilegiata terra di approdo delle più significative reti
produttive a livello locale e internazionale, è ormai un
imprescindibile fattore del consolidamento e
dell’integrazione economica globale.
Una crescita
“condivisa”
Le nuove strategie per il
vicino futuro sono già tutte inscritte nell’undicesimo
Piano di sviluppo quinquennale, che ancora una volta fa
leva sugli elevati indici di crescita, a cui ormai la
società cinese è avvezza. E
che ora mira a ricondurre il suo indubitabile potere
economico nei canali di una più moderata diplomazia
internazionale. La parola d’ordine è ora “armonia sociale”:
le autorità chiedono alle classi tuttora meno abbienti di
pazientare in attesa di un riscatto che non dovrà tardare;
di nutrire ottimismo nelle ulteriori opportunità aperte dal
consolidamento della crescita, una crescita “meno veloce, ma
migliore”.
All’indomani del diciassettesimo Congresso del partito, i
programmi governativi rispondono alle priorità rilevate
alcuni mesi fa dall’Accademia di Scienze sociali di Pechino:
la necessità di presidi scolastici e sanitari per la
popolazione rurale e comunque, nei centri urbani, di più
convenienti e diffusi servizi per la salute; e poi l’urgenza
di colmare i troppo marcati divari in seno alla società, un
problema sofferto soprattutto tra i giovani. Di qui
l’impegno assunto e sottoscritto nell’ultimo
rapporto economico
nazionale del dicembre scorso a uno sviluppo più equilibrato
e condiviso; brillanti risultati sul fronte economico
saranno certo ben accetti, ma non più perseguiti a qualsiasi
costo. Peraltro la progressiva aggregazione e urbanizzazione
di un ceto medio emergente rende indispensabili
infrastrutture funzionanti e di prim’ordine. Tutto per dare
stabilità alle crescenti masse di lavoratori migranti e
precari, diversamente a rischio di povertà.
Il
primo punto in agenda è quello del lavoro. E qui si tratta
di trovare una collocazione per la manodopera rurale in
eccesso, ma anche per i 15 milioni di giovani qualificati
che, completato il proprio percorso di studi, ciascun anno
si affacciano sul mercato e che a questo chiedono un
legittimo riconoscimento delle proprie competenze. Né le
fasce più istruite risultano meno toccate dal problema. Con
quest’anno i laureati saranno 5 milioni: tra loro un milione
e mezzo, cioè il trenta per cento, sono ancora alla ricerca
di un posto idoneo alle loro capacità,
in un mercato dove il lavoro
non ha prezzo o livelli, né è regolato da contratti
nazionali o standard riconosciuti. Tanto più incoraggiate e
favorite le imprese straniere insediate in Cina, che siano a
caccia di personale sul posto. Le pratiche di assunzione
risultano rapidissime: un motivato team professionale si può
aggregare alla velocità della luce.
Grandi opere e
riforme
L’obiettivo è quello di uno
sviluppo definito “scientifico”, che consenta di mantenere
gli attuali livelli di crescita inalterati ben oltre la
chiusura dei giochi
olimpici del 2008 e di moltiplicare le finestre di accesso
al mondo del lavoro. Progetti già avviati sul fronte sociale
e dell’ambiente hanno il merito di contribuire all’aumento
del prodotto interno lordo e in parallelo di generare nuove
occasioni professionali, anche per i lavoratori di rango
superiore.
Quanto alle infrastrutture, sono previsti investimenti per
400 miliardi di dollari per i prossimi tre anni. Ed è già ai
nastri di partenza anche la messa a punto di “grande opera”:
una rete di 5 mila chilometri di autostrade, che serviranno
a collegare le principali città.
Sul fronte delle riforme, le misure più significative sono
quelle a favore delle regioni dell’interno, fino a oggi le
meno favorite dallo sviluppo. Proprio nel corso dell’ultimo
Congresso del partito è stato approvato il primo
provvedimento nella storia della Cina di esenzione completa
dalle tasse degli agricoltori. Tutto mentre una rete di
sovvenzioni aiuta in particolare i coltivatori di grano. In
parallelo un sistema di assicurazioni mediche finanziate dal
governo centrale è oramai diffuso nell’80 per cento delle
contee rurali, che possono così sdoganarsi dalla non sempre
sufficiente rete di medici itineranti. In parallelo tutti i
bimbi delle campagne hanno iniziato a godere di
un’istruzione gratuita, estesa a tutti i nove anni di scuola
obbligatoria. Ed è su una cultura diffusa che la Cina punta
fin d’ora per dare nuovi impulsi alle sue future stagioni di
espansione.
(Novembre 2007
©) |